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PARLA CON ME:staminali e comunicazione al tempo delle FAKE NEWS

05 dic in evidenza | Commenti disabilitati

Quando abbiamo immaginato il seminario realizzato in Unità Spinale, pensavamo di utilizzarlo per fornire delle informazioni sulla ricerca intorno alle cellule staminali, così come avevamo fatto in altre occasioni, compiendo con il nostro dovere statutario di aggiornare su quanto può essere di interesse per le persone con lesione midollare. L’idea però ci induceva ad alcuni interrogativi: “come proporre le informazioni? A quale platea? In che occasione? Soprattutto si voleva riflettere anche sul fenomeno pervasivo ed attuale, delle bufale, che minano la autorevolezza della scienza ritenuta con sospetto “ufficiale” e sul fenomeno dei social, che facilitano la formazione di gruppi impermeabili a qualsiasi confronto sull’oggettività dei fatti o sulle verità statistiche. Così si è deciso di ampliare l’ambito della discussione, lasciando che interventi diversi, ma scelti, portassero il loro contributo di esperienza, avendo come punto di riferimento tematico la comunicazione..

 

Rossana Rossanda afferma che “comunicare significa parlare a una persona di cui consideri abbia la tua stessa dignità”. Ascoltando questa frase la prima volta, rimasi perplesso perché pensai che la dignità fosse un valore intrinseco all’essere umano e non passibile di alcuna valutazione quantitativa o qualitativa in relazione alla sua volontà di comunicare. La signora Rossanda però, non facendo riferimento al valore assoluto, ontologico del termine, nega la possibilità di comunicare a persone che non vedano se stessi e l’altro, soggettivamente, in un piano di pari dignità. Pensandoci bene credo che sia effettivamente così: che possibilità hanno di comprendersi uno schiavo e colui che lo tiene in tale condizione? Dati due gruppi di cui uno ritiene l’altro inferiore per dignità (il razzismo è un esempio) risulta difficile immaginare un linguaggio utile a intraprendere un dialogo. Un altro esempio classico può essere il rapporto asimmetrico uomo-donna. La discriminazione di genere determina un attacco continuo alla dignità della donna. La comunicazione è interrotta. Dei canali si possono aprire grazie a sforzi nella direzione dell’abbattimento dei pregiudizi di cui sono costruiti gli steccati impenetrabili dell’incomunicabilità fra gruppi. Il  gruppo chiuso è tendenzialmente primatista, quindi la negazione della comunicazione. Non si tratta di  avere una dignità propria da preservare, è necessario che da parte dell’altro (singolo o gruppo che sia) arrivi il riconoscimento della parità. Continuando ad esplicitare i termini di una comunicazione possibile, perché egualitaria, io ritengo che si debbano considerare anche le discriminazioni sociali, perché avere un lavoro o meno, avere una casa, o il censo, determinano lo status e una differente dignità percepita. Tutti fattori che condizionano negativamente la comunicazione. Dalla mia infanzia deriva una nota definizione: “dignitosa povertà” riferita evidentemente a persona in grado di riscattare la propria dignità malgrado la condizione di non abbiente, da cui dedurre che, la dignità è messa in discussione per gli individui che non dispongono di mezzi adeguati.

Nell’universo ospedaliero, che ci riguarda più da vicino, la comunicazione è intimamente legata ai livelli di potere rappresentato ed esercitato da ogni soggetto. (Ogni operatore possiede un potere, dall’ultimo degli oss, al direttore sanitario).. Quali sono i livelli o piani di potere, dignità, (comprensione) quando viene comunicato a ad un individuo che la sua paralisi è completa e definitiva o piuttosto gli viene curata una piaga? È molto difficile mantenere coscienza della propria dignità ascoltando dalla posizione sdraiata da un letto. Se non c’è della empatia che salvi la dignità di chi ascolta rispetto a chi parla e è un dialogo tra sordi. Se tu non provi a vestire i miei panni non potrai parlarmi della condizione che vivo.  Io credo che a questo punto abbiamo lanciato tutte le parole chiave per il dibattito che volevamo aprire con il nostro seminario: dignità, disabilità, pregiudizio, discriminazione, potere. E le fake news? Le fake news non sono comunicazione, esse sono e registrano la maggior distanza fra la dignità di chi parla e quella di chi ascolta. È la menzogna cosciente ed interessata, è la menzogna che genera speranze ed attese. Particolarmente grave in per quelle che oggettivamente sono fasce deboli.