Le conseguenze della lesione midollare

 

Subito dopo il trauma si instaura una fase di cosiddetto "shock spinale", caratterizzata dalla soppressione di tutte le funzioni sensitive, motorie e viscerali sotto il livello neurologico della lesione: si osserveranno perciò paralisi motoria, anestesia tattile e dolorifica, ritenzione di urina e di feci. Alla fase di shock spinate, che può durare anche molte settimane, fa seguito la ripresa di attività sottolesionale (volontaria, spontanea o ri­flessa) con caratteristiche molto variabili a seconda del livello della le­sione (cervicale, dorsale o lombare), della sua estensione e della sua completezza.
Le lesioni cervicali interessano la motilità dei 4 arti (tetraplegia com­pleta o incompleta), e, quando il livello è superiore a C5, quella del diaframma, con insufficienza respiratoria parziale o totale, mentre quelle dorso-lombari interessano la motilità dei soli arti inferiori (para­plegia completa o incompleta).
In entrambi i casi, sempre in misura variabile a seconda del livello e della completezza della lesione, sono presenti disturbi delle funzioni viscerali (alvo e vescica) ed autonomiche.
Caratteristiche delle lesioni midollare alte (sopra il livello di T6), in quanto legate alla perdita del controllo esercitato dal sistema nervoso sulla sudorazione e sui meccanismi della vasocostrizione e vasodila­tazione periferica, sono alterazioni dell'omeostasi corporea, quali:

Disregolazione della temperatura corporea con tendenza all'ipotermia in ambiente freddo e ipertermia in ambiente caldo.

Ipotensione posturale. In generale i tetraplegici presentano valori di
pressione arteriosa bassi (90-100 mmHg) e sono in grado di tollerare valori anche molto inferiori (60-70 mmHg) senza la comparsa di sintomi. Nel caso di ipotensione sintomatica, il provvedimento più semplice ed efficace consiste nel posizionamento in posizione supina o Trendelenburg. E' anche utile l'uso di calze elastiche e fasce addominali. L'azione combinata della caduta della pressione sanguigna, della vasodilatazione, della perdita della funzione di pompa sul ritorno venoso esercitata dall' attività muscolare, spiega la frequente osser­vazione di edema declive.

Ipertensione parossistica grave ("Disreflessia autonomica"): si tratta di una vera emergenza medica, che deve essere tempestivamente trattata per evitare conseguenze gravi e potenzialmente fatali. Si manifesta con cefalea pulsante, ipertensione (anche superiore ai 300mmHg), bradicardia, aritmie, congestione nasale, eritema al collo e al tronco, orripilazione, sudorazione profusa, disturbi visivi, dispnea. Le cause di gran lunga più frequenti, che vanno sempre ricercate e rimosse, sono rappresentate dalla sovradistensione della vescica e dell'ampolla rettale. Devono essere adeguatamente trattate altre cause potenziali (ulcere da decubito, fratture, trombosi venose, sindromi dolorose, etc.).


E' utile che l'assistito a rischio porti con sé una "carta del rischio", come la seguente (Autore: Dr. Mauro Menarini, Fonte: Blue Book -200 risposte alla mielolesione)

SOGGETTO A RISCHIO DI DISREFLESSIA AUTONOMICA

Il Sig...................................................... affetto da lesione midollare, può presentare episodi di DISREFLESSIA AUTONOMICA.
La disreflessia autonomica è un'emergenza medica, che se non adeguatamente e tempestivamente riconosciuta e trattata, può determinare arresto cardiaco, emorragia cerebrale o retinica. Le cause più comuni sono rappresentate da una sovradistensione vescicale o intestinale (quest'ultima dovuta alla presenza di materiale fecale nell'ampolla rettale).
Sintomi:
• cefalea pulsante, a volte estremamente violenta;
• ipertensione (a volte fino a 300 mmHg);
• bradicardia;
• sudorazione;
• congestione nasale;
• eritema;
• orripilazione;
• midriasi;
• dispnea;
• contratture muscolari agli arti inferiori e all'addome. Primo Soccorso:
• far sedere il paziente oppure sollevarne la testa;
• svuotare la vescica utilizzando un catetere;
• in presenza di un catetere a dimora controllarne la pervietà lavandolo delicatamente e accuratamente: se questo non dovesse bastare sostituirlo con uno nuovo;
• rimuovere manualmente e molto delicatamente il materiale eventualmente presente nel retto dopo aver spalmato il margine anale interno ed esterno di xilocaina;
• togliere fasce elastiche, calze e ogni altro vestito stretto;
• ricercare accuratamente altre cause di disreflessia autonomica (fratture, piaghe da decubito);
• monitorare la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca. Trattamento medico:
• se l'episodio non si risolve, chiedere al paziente se ha con sé eventuali farmaci per la disreflessia autonomica;
• se i farmaci non sono disponibili o la pressione non scende è necessario portare il paziente al più vicino Pronto Soccorso;
• in ogni càio può essere somministrata una compressa da 10 mg di nifedipina (anche per via sublinguale) da ripetersi eventualmente dopo 15 minuti (o comunque un altro farmaco antiiper-tensivo al momento disponibile);
• dopo la risoluzione della crisi, controllare la pressione arteriosa del paziente per almeno 2-3 ore, in quanto non è inusuale che si verifichi un nuovo episodio acuto.

 

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