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L' USU
e la nostra storia
…un
ricordo personale…
a cura
di Piergiorgio Maggiorotti
Nel
’76 si tenne un incontro con lo scopo di fare partire iniziative
finalizzate alla realizzazione di quello che in quel tempo chiamavamo
"Centro Paraplegici’"; erano presenti, oltre al sottoscritto,
Eugenia Audi, Mario Viviani, Guido Morlino, Mario Sciarpa e altri.
Mi
aveva colpito la determinazione e l’entusiasmo con cui i presenti
aderirono all’idea di far decollare a Torino un servizio utile alla
salvaguardia della nostra salute. Molti erano reduci da esperienze
italiane, non tutte positive, ma anche da contatti con servizi sanitari
esteri, specializzati nella cura delle persone con lesione midollare, e
questi ricordi erano per lo più entusiasti.
Tutti
si dichiararono favorevoli all’idea di promuovere la fondazione di una
associazione di persone con paraplegia, di cui io ed Eugenia ci
incaricammo di definire lo statuto. Come nome di quell’associazione fu
scelto quello di Unione Italiana contro l’Emarginazione dei Paraplegici
(UICEP) che dunque, all’inizio, aveva come scopo principale quello di
occuparsi del diritto alla salute delle persone con lesione midollare.
Lo
Statuto lo scrivemmo con l’aiuto di Francesco Santanera del CSA
(Coordinamento sanità e Assistenza tra i movimenti di base), e lo
presentammo nel corso di una riunione cui intervennero figure ormai
"storiche" del mondo della paraplegia torinese. In
quell’occasione fu definita anche la composizione del primo consiglio
direttivo.
Ricordo
che nel ’76 ci fu una prima apparizione pubblica della UICEP che, nel
corso di un convegno organizzato dal CSA, sostenne in un documento la
necessità che il "Centro Paraplegici" venisse attivato presso
il CTO di Torino.
Ricordo
che allora, a questo proposito, si tennero incontri con alcuni
"giovani medici" che volevano cimentarsi nella cura delle
lesioni midollari e che operavano al CTO (Carannante, Bormioli, Sansoni e
altri che ora non ricordo, cui successivamente si aggiunse Carone, urologo
allora operante all’ospedale Molinette): nel corso di tali riunioni si
tentò di affrontare la questione dell’avvio del "Centro
Paraplegici": ci accorgemmo subito che l’ipotesi di attivarlo
presso il CTO non avrebbe raccolto l’entusiamo del personale medico
della struttura in quanto la stessa sembrava dovesse essere già
rigidamente spartita nell’uso degli spazi tra quanti ritenevano di non
poter assolutamente rinunciare al proprio territorio di competenza e
spazio di potere.
Come
alcuni di noi ricordano, anche a seguito di forti iniziative di lotta
avviate dalla UICEP (manifestazioni e picchetti al CTO), una prima
parzialissima soluzione alla domanda di presa in carico delle persone con
lesione midollare venne data dall’amministrazione regionale (che allora
programmava e controllava le attività degli enti ospedalieri qual era il
CTO) che diede l’indicazione del recupero della palazzina del CRF
(centro di recupero funzionale già dell’INAIL, posto in collina -
strada San Vito-Revigliasco, 460) come sede di un "Centro
Paraplegici" gestito da una divisione di ortopedia del CTO.
Non so
se vi ricordate che ci battemmo per la qualità delle prestazioni del CRF,
cercando di far mettere in contatto gli amministratori regionali ed il
primario di allora (Ostini) con le esperienze più qualificate nel campo
della cura della lesione midollare, quali emergevano nel corso della fine
degli anni ’70 (in Italia, al CTO di Firenze, ed all’estero, vicino a
noi, a Ginevra).
Le
successive vicende mi videro impegnato in altre attività sempre nel
contesto delle lotte delle persone con handicap (in particolare, nel CAH
(coordinamento autogestione handicappati) prima esperienza di
organizzazione direttamente gestita da persone con handicap - il termine
di "persona con disabilità" non era ancora entrato nel lessico
comune - al di là delle categorie). Persi i contatti con gli amici della
UICEP, che continuò ad esistere ed a svilupparsi soprattutto nel settore
delle attività agonistiche per persone con disabilità, avviandosi a
tutti gli effetti a divenire una società sportiva.
Fu
nell’anno 1983, a marzo, che le strade di alcuni di noi si incrociarono
nuovamente e divennero comuni: Eugenia Audi non condivideva pienamente la
scelta che aveva fatto la UICEP (intendiamoci, in piena autonomia e
legittimità) di divenire associazione sportiva: probabilmente, non le
interessava più di tanto occuparsi di sport e valutava invece come più
importante, nell’interesse delle persone con paraplegia, occuparsi di
tutto ciò che favoriva la difesa della salute e della qualità della vita
di tutte le persone con lesione midollare (anche di quelle che non
potevano o non intendevano praticare una attività sportiva). Anch’io ed
altri paraplegici condividevamo tale scelta e con lei ci trovammo in più
occasioni per ragionare su ciò che si sarebbe potuto fare. Fu così che
nel mese di marzo ’83 ci trovammo in 6 (Eugenia, io, Salvatore Farci,
Giuliano Scarani, Franco Malerba, Rossano Belliero e Dario Lovisolo) per
sottoscrivere l’atto costitutivo di una nuova associazione denominata
Coordinamento Para-tetraplegici del Piemonte – C.P. -: tale associazione
aveva – ed ha - come scopo principale
quello di promuovere i diritti e la qualità della vita delle
persone con lesione midollare presenti nella nostra regione; tale
obiettivo doveva essere perseguito sia attraverso iniziative di sostegno
alle istanze delle persone paratetraplegiche, che attraverso l’impegno
politico (nel senso più nobile del termine, che è quello del favorire la
"partecipazione alla vita pubblica") finalizzato sia alla
predisposizione di servizi sanitari e sociali specificamente diretti alle
persone con lesione midollare, ed alla realizzazione di interventi di
informazione e di sostegno alle esigenze direttamente espresse dalle
persone con lesione midollare.
Sono
dunque passati quasi 25 da allora ad oggi, nel 2007.
In
questo periodo alcuni di noi continuarono a rivestire ruoli importanti nel
contesto associativo: dall ’87 al ’91 fui presidente del CP,
collaborando attivamente con Franco Malerba e poi con Eugenia Audi, che
rivestirono in quel periodo (prima Franco e poi Eugenia) il ruolo di
vicepresidente; dal ’91 Eugenia subentrò a me, e tenne tale carica per
tre mandati successivi, fino a quando ci ha lasciati nel giugno del 2003.
Dall’ottobre
del 2003 ho rivestito nuovamente la carica di presidente del CP,
coadiuvato attivamente da alcuni componenti del Consiglio Direttivo.
Questi
25 anni del CP (‘83-2007) sono stati densi d'iniziative e di
avvenimenti. Nel Consiglio
Direttivo del CP sono "transitate" diverse persone, alcune delle
quali sono state costantemente presenti, fin dall’inizio, con ruoli
diversi: oltre me ed Eugenia,
Giuliano Scarani, Salvatore Farci (che ha sempre assolto, ed assolve
ancora oggi in modo insostituibile la funzione di Tesoriere).
Ricordo
ancora la presenza attiva di Franco Malerba (che purtroppo ci ha lasciati
troppo presto, essendo mancato nell'89) e di Dario Lovisolo (che si fa
nuovamente vedere saltuariamente, ai nostri incontri).
Altre
presenze si sono aggiunte successivamente, Carla Castagna (che è stata
segretaria del CP), Massimo Canova, Dario Ricci, Cristiana Cassiani e
Franca Cappelli (ci hanno lasciati tutte e due, troppo presto, Cristiana
nell’ottobre del 2003 e Franca nel marzo 2004), Maria Grazia Giacometti
e, più recentemente, Fabio Solfo, Cristian Tarasco ed il
“battagliero” Gustavo Sammartino.
Non
voglio però dimenticare altre persone che hanno garantito negli anni
scorsi, ed alcuni ancora adesso, la loro presenza attiva alle nostre
iniziative: Rossano Belliero, Franco Racca, Dario Bergamasco (che è pure
stato vice presidente, anch’esso mancato nel 2004), Tony Cicchiello,
Beppe Ponzetto, Maria Teresa Montanaro, Giuliano Cinquegrani, Simone Stara
(che è anche stato vicepresidente per un mandato), tutti componenti, in
anni diversi, del Consiglio Direttivo, Gianni Valente (che è Direttore
responsabile del nostro giornale periodico), Carlo Sartoris.
Voglio
ricordare ancora Carlo Sobrito (che si era occupato attivamente del GRAD
– gruppo radio amatori disabili – che è articolazione organizzativa
della nostra Associazione, assieme con Salvatore Farci) e le persone non
lesionate midollari che negli ultimi anni hanno voluto sostenerci
attivamente ed operativamente nelle attività associative (in particolare:
Rossana Farci, che è stata consigliere per alcuni mandati, Claudia Suppo
e Catia Giolito, che hanno fatto parte del Direttivo, Beatrice Manera, che
ha svolto efficientemente e umanamente funzioni di addetta alla segreteria
per parecchi anni, Gianfranco Staro, Dario Matraxia, la mamma di Massimo
Canova, il cognato e la sorella di Dario Bergamasco, Beatrice Saggiorato e
molti altri, di cui non ricordo il nome, e chiedo scusa della mia
dimenticanza, che hanno validamente contribuito, e contribuiscono, alle
attività associative.
Gli
anni ‘90 sono stati densi di avvenimenti, cui hanno coinvolto, chi più
chi meno, un po' tutti.
Ricordo
alcune delle attività che sono state avviate in quegli anni: la
partecipazione ad iniziative pubbliche, quali ad esempio la "Tre
giorni del Volontariato", la presenza alle iniziative di
coordinamento interassociativo (tra cui ricordo: la costituzione della
Federazione Italiane per il Superamento dell’Handicap del Piemonte, la
presenza alle attività cittadine del DIVISET – Gruppo di lavoro
Disabilità Vita Indipendente Servizi territoriali e del CUMTA –
Comitato Utenti dei Mezzi di Trasporto Accessibili), la costituzione e la
presenza attiva alle iniziative del Comitato Regionale per
l’eliminazione delle Barriere Architettoniche, la promozione di
iniziative progetti di supporto alle attività dell’Unità Spinale del
CRF (tra tutte: la realizzazione di esperienze di terapia occupazionale,
quali l’installazione di una "cucina accessibile", in
collaborazione con i fisioterapisti del CRF), il sostegno alle attività
del GRAD, la presenza pressoché costante di alcuni di noi all’interno
del CRF, nel tentativo, spesso difficile, di coinvolgere le persone
ricoverate ed i loro parenti, nelle iniziative dell’associazione, ed in
particolare i momenti di dibattito e riflessione su ciò che si sarebbe
dovuto fare per migliorare la qualità delle prestazioni.
Voglio
pure ricordare la promozione di iniziative finalizzate alla realizzazione
dell'Unità Spinale Unipolare di Torino; in realtà chi di noi ha operato
nel contesto del CRF, ricorda che il nostro impegno collettivo è sempre
stato finalizzato a garantire il mantenimento ed il miglioramento della
qualità ed efficacia dei servizi rivolti alla cura delle persone con
lesione midollare attraverso iniziative e confronto promossi e realizzati
verso le amministrazioni regionale e l’Unità sanitaria Locale, poi
diventata Azienda Ospedaliera del CTO-CRF.
Molti
di noi non hanno mai nascosto la personale convinzione che molto si poteva
fare per migliorare il livello qualitativo delle prestazioni sanitarie
erogate sia al CTO che al CRF (dal ’95 gestiti nel contesto di
un’unica Azienda Sanitaria Ospedaliera): non abbiamo mai nascosto la
nostra contrarietà al permanere di inaccettabili liste d’attesa per
prestazioni ambulatoriali richieste da persone con lesione midollare
presso le due strutture del CTO e del CRF, la mancata attivazione di
iniziative di prevenzione delle complicanze tardive della lesione
midollare (da realizzare anche attraverso l’organizzazione di forme di
"medicina di iniziativa" che attivassero forme di "presa in
carico" continuative di quanti vivevano con i postumi di una lesione
al midollo spinale); eravamo convinti che molto si dovesse fare per
migliorare la qualità della vita di quanti erano costretti a trascorrere
mesi di degenza presso la struttura del CRF.
Va
ricordato che fin dal 1995 il Direttivo dell’Associazione aveva
cominciato ad affrontare concretamente il problema della realizzazione
della nuova USU. Come i
lettori di questo giornale ricordano, l’Associazione si confrontò (e
bocciò) l’ipotesi di attivare una Unità Spinale presso l’ospedale
Maria Adelaide; nel 1999 aderì ad una prima ipotesi (sostenuta
entusiasticamente dal dr. Carannante del CTO) che prevedeva la
collocazione di una USU nell’edificio sede del Museo dell’Auto da
collegare con una passerella al CTO: tale ipotesi naufragò a seguito
dell’opposizione espressa dalla Fondazione che gestisce tale Museo.
In
seguito, come vi ricorderete, è emersa la possibilità di realizzare la
nuova USU nel terreno antistante il CTO, ed è stato predisposto un
progetto di fattibilità a cura dell’Azienda CTO; tale possibilità si
è concretizzata nell’inserimento del progetto della nuova USU tra le
"opere connesse" all’evento olimpico invernale del 2006
Noi
riteniamo che ciò sia avvenuto anche come conseguenza del successo della
manifestazione da noi attuata il 17 maggio 2002 davanti alla sede della
Giunta regionale: nel mese di giugno 2002 ci è stato annunciato che erano
stati individuati i fondi necessari alla realizzazione di una USU di 80
posti letto, essendo stato deliberato un contributo da parte
dell’agenzia per le Olimpiadi invernali del 2006 (il Toroc), ammontanti
in 10 milioni di euro, ed essendo stato predisposto da parte
dell’Azienda CTO un piano finanziario che prevede la disponibilità di
ulteriori 18.329.159,38 euro, ottenuti attraverso l’esternalizzazione di
servizi tecnici e gestionali dell’Azienda Ospedaliera a favore dei
raggruppamenti di aziende che avesse vinto la gara per la realizzazione
della nuova USU.
La
vicenda è complessa: in tutte le sue fasi abbiamo cercato di confrontarci
con i servizi tecnici aziendali che disegnavano ipotesi di soluzioni per
la realizzazione dell’USU e con le istituzioni - Regione – Assessorato
alla Sanità – e Azienda ospedaliera; le nostre idee alimentavano i
lavori del gruppo di operatori e di persone con lesione midollare (gruppo
di lavoro denominato “Comitato per l’USU di Torino”) che aveva lo
scopo di favorire il confronto tra chi esprimeva aspettative e chi era
deputato a disegnare risposte alle richiesta di interventi sanitari
efficaci ed efficienti.
Quel
che è avvenuto in seguito è storia di questi ultimi anni.
La
costruzione della nuova USU doveva essere completata entro il mese di
gennaio 2006, dal momento che l’opera doveva divenire parte della rete
dei servizi sanitari di supporto all’Olimpiade invernale: in effetti, il
30 gennaio 2006 l’Azienda dichiarò che i lavori erano conclusi, e
organizzò una cerimonia di inaugurazione, che vide la presenza di
illustri personaggi (la presidente della giunta regionale, l’assessore
comunale all’assistenza, il vice sindaco di Torino, ecc.), cui seguì un
rinfresco. In realtà la struttura non poteva essere ancora attivata dal
momento che mancavano i necessari permessi (nulla osta dei beni
Ambientali, abitabilità ed autorizzazione a funzionare). L’effettiva
conclusione dei lavori si scontrò con innumerevoli "incidenti
tecnici" (tra questi, il più clamoroso fu quello della eccessiva
pendenza della passerella di collegamento con il CTO).
Finalmente
la vicenda si concluse (anche grazie all’intervento dell’Associazione
che, a seguito di sopraluogo, dichiarò che, per quanto poteva vedere, la
struttura era da ritenersi completata).
Il 19
luglio di quest’anno è avvenuto il trasloco dei degenti dal CRF alla
nuova struttura, trasferimento atteso lungamente in questi mesi, ed
avvenuto non senza che si manifestassero mugugni e lamentele, alcune
certamente motivate, altre un po’ meno, espresse da operatori e da
degenti.
Ora ci
siamo, e nonostante le difficoltà la nuova USU deve essere valorizzata in
tutte le sue potenzialità.
Siamo
così convinti che i servizi che la nuova USU dovrà offrire alle persone
con lesione midollare siano essenziali, che abbiamo continuato a esprime
con fermezza l’opinione che "TUTTA" la struttura dovesse
essere destinata alla cura e riabilitazione delle sole persone con lesione
midollare e non ad altre patologie neurologiche, come sembrerebbe voglia
invece fare la Direzione aziendale.
È il
problema dell’uso del 4° piano dell’edificio, oggi non ancora
chiarito.
Noi
vorremmo che fosse destinato ad ospitare i servizi di neurourologia del
prof. Carone, ora ancora ospitati al Maria Adelaide, e che venisse
ampliato il servizio di Day Hospital, rivolto alle persone con lesione
midollare stabilizzata (attualmente chi chiede di essere preso in carico
dall’attuale day Hospital si sente rispondere che verrà accettato non
prima di due mesi…).
Ci
siamo assunti l’impegno di "vigilare" sulle piccole/grandi
inefficienze nel funzionamento della struttura ed a denunciare le
incongruenze strutturali: tra queste, riteniamo siano da annoverare il
fatto per cui le ambulanze non sono in grado di entrare nel parcheggio
sottostante l’edificio (costringendo le persone che accedono in
ambulanza alla struttura ad essere scaricate all’aperto), ed il fatto
del mancato avvio del lavori per la realizzazione dell’area verde
retrostante la nuova USU.
Ci
siamo pure impegnati a realizzare un intervento per il sostegno alle
attività di socializzazione, da attuare mediante interventi concordati
con la direzione del presidio: il progetto è denominato “Tornare a
casa” e fruirà probabilmente di un finanziamento dal parte
dell’amministrazione provinciale.
Come
si vede, il nostro impegno non è terminato: ci auguriamo che le nostre
iniziative trovino il sostegno di tutte le persone con lesione midollare
comprese le persone ricoverate e le loro famiglie.
Vi
ringrazio per l’attenzione.
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