L’occasione
è stata offerta dall’edizione 2011 della Giornata Nazionale delle
Persone con Lesione al Midollo Spinale, che ha fatto unire gli
sforzi della Fondazione Istud, di Inail e Faip per la realizzazione
della ricerca intitolata “La composizione dell’offerta
socio-sanitaria per le persone con lesione midollare: censimento
delle strutture, delle professioni e delle tipologie assistenziali
presenti in Italia”.
Un’analisi
che ha messo in evidenza le molte criticità tuttora esistenti,
a partire dalla scarsità di posti letto per gli acuti e dalla
disomogenea distribuzione delle Unità Spinali Unipolari lungo la
Penisola.
70 mila
italiani con lesione midollare
La
ricognizione di Istud parte necessariamente dai numeri. Il
censimento delle persone para-tetraplegiche certifica che sono circa
70mila gli italiani coinvolti (più o meno pari agli
abitanti di una città capoluogo come Pavia). Circa due terzi hanno
un’età inferiore ai 60 anni. Ogni anno diventano para e
tetraplegiche tra le 1500 e le 1200 persone, cioè 4 o 5 al
giorno. Nel 2009 sono stati registrati 1578 nuovi casi di lesione
midollare (934 hanno portato a paraplegia e 644 a tetraplegia).
Delle
934 lesioni paraplegiche solo il 54% sono state curate presso le
Unità Spinali mentre le restanti si sono rivolte a centri
riabilitativi non specializzati in mielolesioni. Il 66%
delle tetraplegie è invece curato nelle Unità Spinali. In
generale, su tutta la popolazione mielolesa, il 67% è in questa
condizione per una causa traumatica, la cui principale origine è un
incidente stradale (53,8%) o una caduta accidentale (22%). Sono
soprattutto gli uomini i più colpiti, in un rapporto di 4 a 1
rispetto alle donne. L’età mostra poi due picchi di frequenza, a
20 e 59 anni. L’intervallo tra l’evento lesivo e il
ricovero presso un centro specializzato è 28 giorni per le
mielolesioni di origine traumatica.
I posti
letto nelle Unità Spinali non sono sufficienti
Lo studio ha evidenziato che in
Italia esistono 22 Unità Spinali (solo 8 di queste sono unipolari)
che mettono complessivamente a disposizione 752 posti letto. Se si
rapportano ai 1200 nuovi casi annui (ma anche più, come nel 2009):
“Si evidenzia l’insufficienza della copertura nazionale
di posti letto, specialmente se si tiene conto del fatto che nei
centri esperti bisogna gestire necessariamente anche numerosi
rientri di persone che hanno già avuto diagnosi negli anni
precedenti”, sostiene la ricerca di Istud. I posti letto
disponibili per gli acuti sul territorio nazionale coprono il 77%
dei pazienti. Ciò significa che c’è una
fetta di popolazione, in particolare al Sud, che rischia di non
trovare assistenza qualificata in una fase molto delicata.
Dati
interessanti sono poi emersi andando ad intervistare un buon numero
di persone con lesione midollare per capire quanto sia stato
articolato il percorso dalla fase acuta della lesione fino alla
stabilizzazione delle condizioni cliniche. Il percorso
ideale sarebbe costituito da tre tappe (intervento del 118, primo
soccorso e ricovero in Unità Spinale Unipolare): solo il 41% ha
avuto un’esperienza di iter appropriato. Tutti gli altri
hanno vagato per mesi tra centri non esperti e strutture di
transizione prima di raggiungere il luogo di cura. Soltanto
arrivati all’Unità Spinale Unipolare, secondo l’85% degli
intervistati, le persone si sono sentite curate e al sicuro.
Proprio
il tipo di percorso assistenziale seguito è il principale
responsabile dei sentimenti e degli stati d’animo dei
pazienti. “A partire dalle prime fasi di soccorso
successive all’evento lesivo e per tutta la durata
dell’emergenza, si registrano sentimenti che denotano una forte
preoccupazione - si legge nella ricerca -, sensazione di non essere
in buone mani, percezione di un senso di panico, paura di non essere
arrivati nel luogo di cura adatto, timore di non sentirsi ascoltati,
né informati di quello che sta succedendo. Conforto,
protezione, fiducia, sicurezza, famigliarità, sollievo, senso di
rinascita e liberazione sono invece le sensazioni rilevate dalla
maggioranza delle persone dal momento in cui vengono ricoverate
presso le Unità Spinali”.
Un’offerta
sanitaria non omogenea
Le
Unità Spinali Unipolari sono dunqe, anche secondo gli
autori della ricerca, “Il vero patrimonio da rafforzare,
salvaguardare e rendere più visibile della nostra Sanità”.
Il problema è che ne esistono soltanto 8 in Italia. Nello
specifico, nel Nord Italia si concentrano 5 delle 8 USU
esistenti: al Nord si trovano quindi circa i due terzi dei
posti letto (61%). Il resto è distribuito tra le regioni del Centro
Italia (24%) e, in percentuale ancora più bassa, nel Sud Italia e
nelle isole (16%). “Il primo elemento che si nota è la
grande disomogeneità tra le regioni, sia nella quantità e qualità
delle strutture sanitarie di cui dispone, sia
nell’organizzazione e gestione dei percorsi assistenziali,
dall’emergenza fino alla riabilitazione" - si legge nella
ricerca.
Le
differenze riscontrate sono frutto di una molteplicità di fattori,
che spazia dalla disponibilità delle risorse finanziarie (ben 7
Regioni hanno attualmente il bilancio sanitario in deficit ), alle
disposizioni normative, alle scelte di impronta politica, al livello
di attenzione dato al mondo della disabilità, ai modelli di
organizzazione seguiti, alle riorganizzazioni ospedaliere,
all’esistenza di specifici protocolli o convenzioni tra strutture,
agli sforzi compiuti dalle associazioni di rappresentanza dei
para-tetraplegici (che in certi territori sono molto attive) e,
chiaramente, alla tipologia di centri sanitari esistenti”.
Le
tre restanti USU si trovano nel Centro Italia ma sono giudicate
“insufficienti a soddisfare le richieste di ricoveri dell’area”.
Nel Sud e nelle isole la situazione è di difficile definizione,
poiché “ufficialmente traspare una forte carenza di strutture
sanitarie a disposizione per i cittadini con mielolesioni, ad
eccezione dell’Unità Spinale Unipolare di Cagliari”. In realtà,
secondo l’indagine, si rilevano numerosi presidi ospedalieri e
strutture sanitarie di riferimento, in gran parte private, alcune
delle quali con reparti specifici per l’accoglienza dei pazienti
con lesioni al midollo spinale, ma in molti casi si tratta di centri
la cui attività è ancora in fase di progettazione o di non facile
identificazione tramite dati oggettivi.
“I
traumi spinali – si legge nel rapporto – rappresentano
una di quelle patologie per le quali la “fuga” verso le regioni
del Centro-Nord rappresenta ancora l’unica via per evitare la
morte o attenuare i postumi invalidanti”. Infine Istud
suggerisce, sulla base delle esigenze rilevate, una soluzione che
potrebbe portare netti miglioramenti: “emerge l’importanza e la
necessità di costituire sul territorio italiano una rete di
comunicazione tra le strutture sanitarie che si occupano di traumi
al midollo spinale e tra i professionisti e gli operatori sanitari
del settore”.
da
www.cateterismo.it